Ciao Cecile, grazie di aver accettato
il mio invito!
Invito? Quale invito? Ma non si era
parlato di soldi?
Partiamo subito con la prima domanda,
semplice, diretta e super scontata! Chi è Cecile Bertod?
Io! Semplice, diretto e super
scontato! XD
Come ti sei affacciata al mondo della
scrittura? E soprattutto perché?
Perché mi hanno scartata ai provini
per Sex and the city e non ho le misure giuste per Playboy. Mi
restavano poche possibilità: aprirmi un’edicola, prendere i voti,
scrivere un libro sperando di riuscire ad alterare il mio
girofianchi, girovita, girocosce almeno nell’immaginario
collettivo.
Qual è stata la prima opera che hai
scritto?
Un fantasy. Il titolo era I custodi
di Elend: le rovine di Christalia. Uno di tre, rimasto figlio unico
di madre vedova per mancato interesse generale da parte di un
pubblico che preferisco definire timido, più che totalmente
disinteressato per mero riguardo al mio già debilitato ego.
A quale delle tue opere sei più
affezionata?
A Tutto ma non il mio tailleur!,
perché in realtà parla molto della mia vita. Eppure non disdegno
neanche Harry Potter, ma dicono l’abbia scritto un’altra, anche
se non mi fido troppo di queste dicerie faziose e insinuanti.
C'è un personaggio al quale ti senti
più legata?
Darcy di Orgoglio e pregiudizio.
Qualche volta però sbando per Gideon, il dominatore iperdotato della
famosissima saga di Sylvia Day. Non per sminuire Darcy, per carità…
Solo che… Be’ il fatto è che… Bacini, battibecchi, naftalina…
Diciamo che tutto dipende da quanto sono ottimista in quel momento.
Se penso che a breve la mia drammatica condizione di zitellaggine
costretta sia a un passo dalla resa alla primavera allora sì, Darcy
è perfetto, ma quando poi mi sveglio e mi rendo conto che se
continua così, l’unica cosa destinata a finire è il tubetto della
crema antirughe, be’… Ho bisogno di stimoli maggiori del “bon
ton londinese” per affrontare la giornata.
È uscito da poco “Non mi piaci ma ti
amo” edito dalla Newton, parlaci un po' di questo libro.
Dunque, Non mi piaci ma ti amo era
in realtà “Wife with benefit”. Un romanzo self pubblicato un
annetto fa con questo stesso pseudonimo. Una piccola storia, fatta di
piccoli personaggi che in apparenza cercano di mostrarsi più forti
di quanto siano in realtà e che, tutto sommato, viaggiano insieme
solo perché costretti su un sentiero che avrebbero voluto ugualmente
percorrere mano nella mano, se solo nella vita non esistessero i
fraintendimenti, le insicurezze, le paure. Perché, se guardiamo
bene, quello che ci frena davvero nella vita, i primi limiti che ci
sbarrano la strada, siamo noi a costruirli. E poi? E poi un bacio,
anche se casuale, riesce a rimettere tutto in discussione e a quel
punto o ci si ritrova o, come in questo caso, ci si barrica a presa
stagna nei propri punti di vista, ovviamente sbagliati, solo per non
ammettere di aver avuto torto.
Qual è stata la tua reazione quando
una grande CE come la Newton “ha bussato alla tua porta”. Te lo
aspettavi? Ci speravi?
No, in realtà no. Cioè… Perché
io? Perché proprio me? Perché proprio il mio racconto, quando
accanto a me, tra i self, ce n’erano tanti altrettanto validi, se
non molto di più, e con molti più lettori, molti più blog amici,
molti più contatti ecc. ecc. No. Non ci pensavo nemmeno, soprattutto
dopo le mancate vendite del fantasy e i mille tentativi fallimentari
di autopromozione. Ero convinta sarebbe rimasto un hobby e, ti dirò,
non mi dispiaceva più di tanto. Poi arriva la Newton, “bussa alla
mia porta” e… Direi che il resto lo sapete. La reazione iniziale
è sicuramente stata l’incredulità, l’acido e la tachicardia
sono arrivate solo dopo che finalmente sono riuscita a realizzare.
No, non era uno scherzo, non era spam. Quella era la mail di una CE.
Cosa ti aspetti da questa
pubblicazione?
Nulla. La mia vita procede quasi
allo stesso modo. Non è cambiato granché. Sono sempre io, con gli
stessi problemi. C’è un mio libro sugli scaffali delle librerie e,
considerata la mia natura non troppo ottimistica, ancora dubito che
qualcuno, tranne amici e conoscenti più o meno costretti, lo compri.
L’unica a non stare nella pelle è mia madre, che ormai se lo porta
dietro ovunque. Ho provato a strapparglielo via dalla borsa, ma ha
minacciato di diseredarmi. Lo so che sembra anomalo da parte mia
parlare così, ma davvero, e chi mi conosce sono certa possa
confermarlo, davvero non so come prenderla. Sono già passati quasi
tre anni da quando tutto è iniziato eppure è come se avessi appena
mosso il primo passo. Potrebbe finire tutto oggi. Potrei non riuscire
più a scrivere un buon libro. Non dipende dalle mie capacità, più
di quanto non dipenda dall’intuizione del momento (leggi botta di
culo). Quindi cosa posso dire? Se iniziassi davvero a crederci, a
saltellare in estasi nel corridoio, come mi sentirei se si rivelasse
solo una bolla di sapone? Di merda. Ecco, quindi preferisco
mantenermi stabilmente insoddisfatta fino a quando non sarà
impossibile fare altrimenti e, anche allora, sono certa che troverò
mille motivi per deprimermi. Lo so, non sono proprio standard.
Ci regali un estrattino?
Con immenso piacere!
«Un’altra
tartina, miss Price?», mi domanda uno dei camerieri, passandomi
accanto.
«Lasci
pure qui il vassoio!», gli rispondo io brusca, continuando a
ingozzarmi indegnamente. Davanti a me sfilano conti, contesse e
baroni accompagnati da attricette seminude, imprenditori e metà
parentado della dinastia dei Clark. Thomas, impeccabile nel suo
smoking, si destreggia tra gli invitati da perfetto padrone di casa,
ringraziando di cuore chi gli porge i propri auguri per il lieto
evento e ascoltando rassegnato chi invece, non ritenendo ineducato
manifestare le proprie perplessità sulla nostra accidentale unione,
se lo trascina in disparte per spronarlo ad abbandonare finché è
ancora in tempo.
E io
che faccio? Be’, resto a guardare...
La mia
presenza è del tutto superflua, il mio punto di vista sfacciatamente
non richiesto.
Rumino
tartine, bevo champagne e maledico il testamento, la famiglia Clark e
ogni singolo penny che ho dovuto sborsare per l’abito da sera. Me
ne resto nascosta, chiedendomi quanto impiegheranno ad accorgersi che
manco all’appello. Per ora nessuno sembra porsi il problema, ma
confido nel momento dello scambio delle fedi.
«Signorina
Price!», mi sorprende Clementine stupita. «Cosa ci fa dietro la
tenda?»
«Mi
lascio guidare dal mio istinto di sopravvivenza».
«Ma
cosa dice?», ride divertita. «Suvvia, venga fuori di lì. La
staranno aspettando!».
«Non
ne sarei così convinta», rispondo scettica. «Ora vada di là o se
ne accorgeranno tutti», la supplico, facendole segno si spostarsi.
«Ma
signorina Price, non penserà davvero di restare qui tutta la sera?»
«Sarebbe
così grave? Ho un pessimo rapporto con gli aristocratici».
«Ma è
la sua festa di fidanzamento! Pensi al povero signor Clark. È così
sensibile. Si sentirà abbandonato».
«Sono
sicura che sopravvivrà».
Progetti futuri?
Diventare schifosamente ricca.
Grazie Cecile di essere stata mia
ospite :)
Baciottiiii!!! <3 font="">