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Intervista doppia a Rujada Atzori e Antonella Maggio

 Buona sera Book Lover's questa sera ho il piacere di ospitare nel mio blog due scrittrici che stimo moltissimo! 
Rujada Atzori e Antonella Maggio. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere e ora vi svelo chi sono queste due giovani ragazze con la faccia da furbette!!!!





Intervista doppia Antonella Maggio/Rujada Atzori


Ciao ragazze, siete pronte per questa doppia intervista stile Le Iene? 😂

Antonella: Ciao Antonietta. Va bene, iniziamo ma non ti nascondo che ho un po’ paura ahahah
1) Chi sono Antonella e Rujada quando non indossano le vesti di autrici?


Rujada: Sono una ragazza normalissima 😛 a cui piace leggere, mangiare (soprattutto dolci eheh), mi dedico alla mia famiglia e al mio compagno 🙂

Antonella: Siamo autrici? 😝 Scherzi a parte, siamo semplicemente Antonella e Rujada con lo stesso amore/odio per cose, città o persone nonostante i chilometri dalla Puglia alla Sardegna. È un po’ come guardarsi allo specchio, so già che se dovessi scriverle un messaggio per raccontarle la mia ennesima figuraccia, lite a casa o un desiderio, lei lo capirebbe. E poi ognuna sa cose dell’altra per ricattarla a vita ahahaha 😃

2) So che scrivete a quattro mani, da quanto lo fate?


Rujada: Scriviamo a quattro mani da un anno.

Antonella: Da un anno e mezzo, più o meno. Il nostro primo esperimento a quattro mani è stato Un weekend per quattro e vi giuriamo che Elisa e Camilla non sono Rujada e Antonella. 😝
3) Avete scritto con altre persone?


Rujada: Sì, sì 😀 io con Vanessa, Cristian, mio cugino Michel e con te 😛

Antonella: Sì, al momento sono impegnata nella stesura di un romanzo con Fabiana Andreozzi e sto per mettere la parola fine a una storia scritta a quattro mani con Giovanni Novara.

4)
Da chi è nata questa cosa? Chi ha proposto il primo libro da scrivere insieme?

Rujada: Ho fatto io la proposta ad Antonella XD lei ha seguito la mia pazzia 😛

Antonella: È partito tutto da Rujada, è stata lei a farmi la proposta indecente e io, ovviamente, ho risposto di sì senza nemmeno pensarci. È nata dunque la nostra commedia romantica dove ognuna scriveva del proprio personaggio e si è trattato di un vero e proprio esperimento. Siamo state abbastanza caute e riflessive per capire quanto le nostre scritture potessero fondersi. Meno caute e riflessive sono state invece le protagoniste di Un weekend per quattro.


5) Com'è scrivere insieme?

Rujada: Scrivere insieme, se si scrive con la persona giusta (nel senso che sia ha uno stile simile e c'è un bellissimo rapporto) è stupendo. Non ho mai il blocco dello scrittore, come mi capita spesso quando scrivo da sola!

Antonella: Temo di non riuscire a rendere pienamente l’idea, ma la parola che meglio sintetizza una buona scrittura a quattro mani è: sorprendente. Chi ha già fatto questa esperienza mi capirà, è come quando ti basta guardare negli occhi la tua migliore amica e non c’è bisogno di aggiungere le parole, tu sai già cosa pensa. Rujada e io non ci guardiamo negli occhi, con noi funziona al contrario, basta una parola per creare una trama.

Intervista a Le muse - Grafica




È un immenso piacere per me ospitare queste ragazze, bravissime grafiche, simpaticissime, professionali...e tante altre cose. Conosciamole meglio! 

Chi sono le Muse- Grafica? Quante siete?
Ciao Antonietta e grazie per l'ospitalità. Chi sono le muse? Siamo delle ragazze, credo ( non ho controllato per dirti di esserne sicura al 100%) e siamo più di 2 ma meno di 5 :P

Come vi siete conosciute?
Okay, è giunta l'ora di dire la verità. Siamo tutte rinchiuse in un ospedale psichiatrico, è da qui che lavoriamo. Le pazze- grafiche dovevamo chiamarci :p scherzo :D comunque ci siamo conosciute al lavoro J

Come nascono le Muse, da chi è nata l'idea di creare questo team?
Data la passione di tutte noi per la grafica abbiamo deciso di unire i nostri piccoli neuroni e le nostre (piccole) forze, il nome l'ha scelto una collega e dato che tutte eravamo d'accordo abbiamo deciso di usare questo :p

Come vi dividete il lavoro?
In base alle richieste e in base alle premade che vengono scelte.

Intervista a Cecile Bertod

Ciao Cecile, grazie di aver accettato il mio invito!

Invito? Quale invito? Ma non si era parlato di soldi?

Partiamo subito con la prima domanda, semplice, diretta e super scontata! Chi è Cecile Bertod?

Io! Semplice, diretto e super scontato! XD

Come ti sei affacciata al mondo della scrittura? E soprattutto perché?

Perché mi hanno scartata ai provini per Sex and the city e non ho le misure giuste per Playboy. Mi restavano poche possibilità: aprirmi un’edicola, prendere i voti, scrivere un libro sperando di riuscire ad alterare il mio girofianchi, girovita, girocosce almeno nell’immaginario collettivo.

Qual è stata la prima opera che hai scritto?

Un fantasy. Il titolo era I custodi di Elend: le rovine di Christalia. Uno di tre, rimasto figlio unico di madre vedova per mancato interesse generale da parte di un pubblico che preferisco definire timido, più che totalmente disinteressato per mero riguardo al mio già debilitato ego.

A quale delle tue opere sei più affezionata?

A Tutto ma non il mio tailleur!, perché in realtà parla molto della mia vita. Eppure non disdegno neanche Harry Potter, ma dicono l’abbia scritto un’altra, anche se non mi fido troppo di queste dicerie faziose e insinuanti.

C'è un personaggio al quale ti senti più legata?

Darcy di Orgoglio e pregiudizio. Qualche volta però sbando per Gideon, il dominatore iperdotato della famosissima saga di Sylvia Day. Non per sminuire Darcy, per carità… Solo che… Be’ il fatto è che… Bacini, battibecchi, naftalina… Diciamo che tutto dipende da quanto sono ottimista in quel momento. Se penso che a breve la mia drammatica condizione di zitellaggine costretta sia a un passo dalla resa alla primavera allora sì, Darcy è perfetto, ma quando poi mi sveglio e mi rendo conto che se continua così, l’unica cosa destinata a finire è il tubetto della crema antirughe, be’… Ho bisogno di stimoli maggiori del “bon ton londinese” per affrontare la giornata.

È uscito da poco “Non mi piaci ma ti amo” edito dalla Newton, parlaci un po' di questo libro.

Dunque, Non mi piaci ma ti amo era in realtà “Wife with benefit”. Un romanzo self pubblicato un annetto fa con questo stesso pseudonimo. Una piccola storia, fatta di piccoli personaggi che in apparenza cercano di mostrarsi più forti di quanto siano in realtà e che, tutto sommato, viaggiano insieme solo perché costretti su un sentiero che avrebbero voluto ugualmente percorrere mano nella mano, se solo nella vita non esistessero i fraintendimenti, le insicurezze, le paure. Perché, se guardiamo bene, quello che ci frena davvero nella vita, i primi limiti che ci sbarrano la strada, siamo noi a costruirli. E poi? E poi un bacio, anche se casuale, riesce a rimettere tutto in discussione e a quel punto o ci si ritrova o, come in questo caso, ci si barrica a presa stagna nei propri punti di vista, ovviamente sbagliati, solo per non ammettere di aver avuto torto.

Qual è stata la tua reazione quando una grande CE come la Newton “ha bussato alla tua porta”. Te lo aspettavi? Ci speravi?

No, in realtà no. Cioè… Perché io? Perché proprio me? Perché proprio il mio racconto, quando accanto a me, tra i self, ce n’erano tanti altrettanto validi, se non molto di più, e con molti più lettori, molti più blog amici, molti più contatti ecc. ecc. No. Non ci pensavo nemmeno, soprattutto dopo le mancate vendite del fantasy e i mille tentativi fallimentari di autopromozione. Ero convinta sarebbe rimasto un hobby e, ti dirò, non mi dispiaceva più di tanto. Poi arriva la Newton, “bussa alla mia porta” e… Direi che il resto lo sapete. La reazione iniziale è sicuramente stata l’incredulità, l’acido e la tachicardia sono arrivate solo dopo che finalmente sono riuscita a realizzare. No, non era uno scherzo, non era spam. Quella era la mail di una CE.

Cosa ti aspetti da questa pubblicazione?

Nulla. La mia vita procede quasi allo stesso modo. Non è cambiato granché. Sono sempre io, con gli stessi problemi. C’è un mio libro sugli scaffali delle librerie e, considerata la mia natura non troppo ottimistica, ancora dubito che qualcuno, tranne amici e conoscenti più o meno costretti, lo compri. L’unica a non stare nella pelle è mia madre, che ormai se lo porta dietro ovunque. Ho provato a strapparglielo via dalla borsa, ma ha minacciato di diseredarmi. Lo so che sembra anomalo da parte mia parlare così, ma davvero, e chi mi conosce sono certa possa confermarlo, davvero non so come prenderla. Sono già passati quasi tre anni da quando tutto è iniziato eppure è come se avessi appena mosso il primo passo. Potrebbe finire tutto oggi. Potrei non riuscire più a scrivere un buon libro. Non dipende dalle mie capacità, più di quanto non dipenda dall’intuizione del momento (leggi botta di culo). Quindi cosa posso dire? Se iniziassi davvero a crederci, a saltellare in estasi nel corridoio, come mi sentirei se si rivelasse solo una bolla di sapone? Di merda. Ecco, quindi preferisco mantenermi stabilmente insoddisfatta fino a quando non sarà impossibile fare altrimenti e, anche allora, sono certa che troverò mille motivi per deprimermi. Lo so, non sono proprio standard.

Ci regali un estrattino?

Con immenso piacere!


«Un’altra tartina, miss Price?», mi domanda uno dei camerieri, passandomi accanto.
«Lasci pure qui il vassoio!», gli rispondo io brusca, continuando a ingozzarmi indegnamente. Davanti a me sfilano conti, contesse e baroni accompagnati da attricette seminude, imprenditori e metà parentado della dinastia dei Clark. Thomas, impeccabile nel suo smoking, si destreggia tra gli invitati da perfetto padrone di casa, ringraziando di cuore chi gli porge i propri auguri per il lieto evento e ascoltando rassegnato chi invece, non ritenendo ineducato manifestare le proprie perplessità sulla nostra accidentale unione, se lo trascina in disparte per spronarlo ad abbandonare finché è ancora in tempo.
E io che faccio? Be’, resto a guardare...
La mia presenza è del tutto superflua, il mio punto di vista sfacciatamente non richiesto.
Rumino tartine, bevo champagne e maledico il testamento, la famiglia Clark e ogni singolo penny che ho dovuto sborsare per l’abito da sera. Me ne resto nascosta, chiedendomi quanto impiegheranno ad accorgersi che manco all’appello. Per ora nessuno sembra porsi il problema, ma confido nel momento dello scambio delle fedi.
«Signorina Price!», mi sorprende Clementine stupita. «Cosa ci fa dietro la tenda?»
«Mi lascio guidare dal mio istinto di sopravvivenza».
«Ma cosa dice?», ride divertita. «Suvvia, venga fuori di lì. La staranno aspettando!».
«Non ne sarei così convinta», rispondo scettica. «Ora vada di là o se ne accorgeranno tutti», la supplico, facendole segno si spostarsi.
«Ma signorina Price, non penserà davvero di restare qui tutta la sera?»
«Sarebbe così grave? Ho un pessimo rapporto con gli aristocratici».
«Ma è la sua festa di fidanzamento! Pensi al povero signor Clark. È così sensibile. Si sentirà abbandonato».
«Sono sicura che sopravvivrà».


Progetti futuri?

Diventare schifosamente ricca.

Grazie Cecile di essere stata mia ospite :)

Baciottiiii!!! <3 font="">



Intervista a Jessica Maccario

Buonasera, oggi giornata dedicata nel gruppo Facebook Il calore dei libri a Jessica Maccarino. Osite anche del mio blog :) Abbiamo scambiato due paroline! Vi presento prima le sue opere :)




Insieme verso la libertà (primo libro della serie fantasy Gli Elementali)

E-book 6,99 €
Cartaceo 13,99 €
Editore: Bibliotheka edizioni

Quale segreto gli nasconde Angelica? Perché continua a svanire dinanzi ai suoi occhi e a nominare una legge che ha scritto lei?
Peter non sa più come fare per penetrare nel silenzio di Angelica. Oltre alle sue stranezze, le notti sono tormentate da strani sogni, che hanno come protagonisti esseri luminosi che si rivolgono ad Angelica chiamandola padrona.
Chi è veramente la sua migliore amica? Chi sono questi esseri che, come scoprirà, vivono nel bosco all’insaputa degli umani? C’è solo una ragazza disposta ad aiutarlo a scoprire la verità, Lucy, un'affascinante creatura del bosco pronta a sfidare Angelica pur di stare con lui. Ma è reale o appartiene ai suoi sogni?



Intervista a Laura Pellegrini, autrice del romanzo Tempo Imperfetto.

Ciao Laura, parlaci un po' di te.

Sono nata un giorno di inverno nel 1977 e forse proprio per questo adoro il freddo pungente e le mattine di gennaio.
All’età di sei anni, osservando una ragazza che dipingeva una tela con delle tempere, rimasi folgorata tanto da correre da mia madre per comunicarle cosa avrei fatto nella vita. Mia madre, dal canto suo, non si sorprese affatto, poiché lei stessa, lavorando nel mondo dell’arte mi portava con sé nei musei. Il mio gioco preferito, infatti era quello di correre nei lunghi corridoi pieni di quadri e giocare a nascondino con i restauratori. Ho studiato arte sia a liceo che all’università, ma benché me la cavassi abbastanza bene, non sono diventata un’artista.
Non mi sono mai specializzata in un linguaggio ben preciso. Ho sempre lasciato che i miei pensieri si esprimessero attraverso strumenti diversi, come la fotografia, la decorazione e la scrittura. Tra tutte però, scrivere mi ha sempre dato maggior soddisfazione.

Come è nata la tua passione per la scrittura?

Sin da ragazzina ho sempre letto molto, ma la  mia vera passione sono sempre state le poesie, che ho iniziato a scrivere in età più adulta. Ciò che amo della scrittura è l’opportunità che mi da di entrare in contatto con me stessa, molto più di altri linguaggi artistici. Scrivo, perché nella vita caotica che ognuno di noi è costretto a vivere, facilmente ci si perde per strada e non ci si ascolta più. Io mi sento, mi analizzo, riscopro me stessa e i miei desideri attraverso le parole ed un foglio bianco. Quindi, forse il mio è più un bisogno che una passione, una necessità per non rimanere anestetizzata.


Sei al tuo primo Romanzo, una storia molto delicata e originale. Come è nato questo romanzo?

E’ nato per caso e per gioco. Un giorno ascoltavo le vicissitudine amorose di una mia amica ed ad un tratto mi sono detta che poteva esserci del materiale per buttare giù un romanzo. In realtà non avrei mai creduto di riuscire a scriverlo, ma è nato da solo, capitolo per capitolo, quasi senza sforzo. Tempo Imperfetto trae spunto da una storia vera, dalla quale però mi sono discostata quasi subito.

Che sensazioni hai provato durante la stesura del romanzo?

Scriverlo mi ha trasmesso inequivocabilmente buon umore, sempre. Mi sono divertita da matti a snocciolare i vari eventi e a dare personalità ai personaggi.

Nel romanzo c'è l'anteprima del seguito di Tempo Imperfetto, come procede la stesura? Lo pubblicherai presto?

L’epilogo della storia avverrà in Tempo Inverso. Sono a buon punto nella stesura anche se ci sono ancora alcune parti che avranno bisogno di una rilettura più approfondita. Conto di pubblicarlo tra qualche mese.

Cosa ti aspetti da questa pubblicazione?

Onestamente, essendo nato tutto per gioco, non ho grandi aspettative. La scelta di pubblicare questo romanzo è nata soprattutto dalla voglia di non lasciarlo chiuso dentro un cassetto, come tutte le poesie che ho scritto. Ho creduto che potesse in qualche modo essere interessante e decisamente più fruibile rispetto alla poesia, ma l’ho pubblicato senza aspettarmi nulla. Probabilmente si perderà nei labirinti di internet, ma almeno non è solo una cartella sul desktop del mio computer.

Progetti futuri?

Ho tante idee. Intanto vorrei scrivere un terzo romanzo, che ogni giorno che passa, prende sempre più corpo nella mia mente. Sarà una storia completamente diversa dai primi due e proprio per questo non vedo l’ora di iniziare. Poi dei racconti e, chissà, magari un quarto romanzo.

Regalaci un estratto che ti sta più a cuore.


“Come mai sei qui? Voglio dire, è venerdì e al pub di solito c'è il pienone” disse lei per distrarsi.
“C'è Diego e poi ho deciso di prendere del tempo per me.”
“Non lo avevi mai fatto prima.”
“Nella vita le cose cambiano” rispose lui guardandola negli occhi.
“Già, le cose cambiano sempre.”
Lo osservò di sottecchi mentre lui era impegnato a cercare Andrea tra la folla, chiedendosi se il proprio allontanamento, poteva aver influito in qualche modo in quei cambiamenti ma probabilmente non era così. Marco non era il tipo da farsi travolgere dagli eventi. Lui era come la roccia nella corrente del fiume, stabile, solido ed inamovibile. Osservava la gente distrattamente, bevendo di tanto in tanto dalla bottiglia con quel modo sicuro di chi sa ciò che vuole e di chi sa ciò che è. Lei invece non sapeva più darsi una collocazione nemmeno nel misero mondo che la circondava. Era la foglia, che sospinta dal vento, si posa dove il caso decide.
“Ora sei tu che mi guardi strano” disse Marco con un mezzo sorriso.
“Io non ti giudico però.”
“Nemmeno io.”
“Si invece.”

Intervista a Teresa Di Gaetano

    Oggi ho il piacere di fare quattro chiacchiere con la simpaticissima Teresa Di Gaetano..

     
    Ciao Teresa e benvenuta nel mio blog. Parlaci un po’ di te.

Ciao Antonietta e grazie che mi ospiti nel tuo supersimpatico blog. Beh... su di me non c’è purtroppo molto da raccontare. Sono una normale ragazza sognatrice e credo che proprio questa mia capacità di sognare, di immaginare luoghi e persone che nella realtà non esistono abbia permesso di sviluppare questa mia naturale propensione per la scrittura. Poi, sicuramente hanno contribuito anche le letture dei Grandi classici che hanno alimentato il sacro fuoco della mia passione letteraria. Per il resto... amo il Giappone, anche se non ci sono mai stata, le storie d’amore (dato che sono un’inguaribile romantica), i fantasy perché permettono di spaziare con la fantasia, fare fotografie, il pattinaggio sul ghiaccio (ma solo guardarlo, non lo pratico anche se una volta ho provato a pattinare con risultati disastrosi!), la bella grafica, la buona cucina, amo infatti tantissimo la pizza, la cioccolata e le lasagne e mi piace troppo il cinema. In particolare, sono un’accanita fan della trilogia de Il Signore degli anelli. Ho visto e rivisto tante di quelle volte i film che so le battute a memoria!

Da quanto scrivi?

Ufficialmente ho iniziato nel novembre del 2003, quando ho pubblicato la raccolta “Bubble, Bubble! Dodici racconti” (ormai fuori commercio). Quindi, da ben 11 anni circa. Invece, ho iniziato da piccola, proprio da bambina. Forse a 9 anni. Non ricordo con esattezza. Ricordo solo come ho iniziato: ho scritto un breve giallo dal titolo improponibile. Si intitolava “Un raggio di stoffa” e narrava la prima avventura del mio Commissario Kelly, un poliziotto in gonnella. Poi ahimè il manoscritto ha incontrato qualche anno dopo il fondo della pattumiera, cioè l’ho cestinato. Però dopo di allora ho iniziato ad esercitarmi con la scrittura tenendo un diario, come tutte le adolescenti, e poi un quadernetto dove annotavo brevissimi racconti e poesie. Sì... mi cimentavo a scrivere anche poesie. E’ stato un bene, perché ho potuto comprendere che la carriera di poetessa non era per me. Se non avessi sperimentato, sarei sicuramente rimasta con questo dubbio amletico.

Come è nata la tua passione per la scrittura?

Lo devo soprattutto alla mia infanzia felice. Sono vissuta in un ambiente sereno, felice e spensierato. E credo che questo abbia indubbiamente contribuito a perdermi nei mondi e nei personaggi da me creati con l’immaginazione. Poi, l’innata passione per la lettura dei Grandi classici. E poi credo anche una predisposizione genetica. Perché nella mia famiglia non sono la sola creativa. Mia zia, ad esempio, è pittrice, scultrice e poetessa. E mia cugina, quando eravamo piccole, inventava le storie delle recite che poi rappresentavamo ogni anno di fronte ad amici e parenti. Crescendo in un ambiente così, dove la spensieratezza e la creatività erano incoraggiate, è quasi diciamo stato normale per me cimentarmi nella scrittura. Perché ad un certo punto, storie e personaggi esigono in qualche modo di essere fissati sulla carta per essere non solo ricordati e quindi rivissuti, ma anche per dar voce ai miei pensieri, ai miei sentimenti, alle mie personali sensazioni. La scrittura è come la fotografia di un istante che ha bisogno di rimanere eterno, in qualche modo.

Quante opere hai pubblicato?

Di fatto sette fino adesso. Però ormai tre sono fuori commercio, e cioè “Bubble, Bubble! Dodici racconti”, “Conchiglia e altri racconti” e “La bambola di vetro”, il mio primo romanzo fantasy. Però è perché la prima raccolta di racconti (Bubble, Bubble!) è stata stampata dal tipografo della mia città quindi è ovvio che non si trovi più, mentre gli altri due restanti sono stati pubblicati dalla Montedit. E si possono trovare ancora alcune copie presso la Casa editrice, però... ecco... ormai il contratto con loro è scaduto... quindi, se voglio posso ripubblicare i libri altrove. E guarda... non so se lo farò, perché tutti e tre necessitano di una robusta revisione. E non è per ora uno dei miei problemi principali, perché sto lavorando con lena alla stesura dei romanzi della mia lunga saga fantasy (La sabbia delle streghe), alla quale, non lo nascondo affatto, ci tengo moltissimo. E poi spero di lavorare ad altri romanzi rosa. Fino adesso ne ho pubblicato solo uno (Senza di te, edito dalla Butterfly edizioni), ma breve. Nel cassetto ne ho un paio già pronti. Spero di far vedere presto anche a loro la luce del sole!

Che sensazioni provi quando scrivi?

Prima, quando ho iniziato, mi emozionavo tantissimo. Ora non più. Però non voglio essere fraintesa. Non è che rimango apatica quando scrivo. Assolutamente no! Diciamo che percepisco la scrittura in modo diverso. Se prima per me era un gioco, ora è un impegno-sfida. Impegno perché mi sento responsabile quando scrivo qualcosa per miei eventuali lettori, cioè per chi mi leggerà. Quindi... cerco di curare ogni particolare non solo stando attenta alla grammatica e alla sintassi, ma anche ai toni, al linguaggio, al tipo di messaggio che desidero sia percepito da chi mi legge, la coerenza del personaggio e delle sue eventuali azioni, insomma... l’atto creativo c’è, e ci mancherebbe che non ci fosse, però ecco... pongo molta attenzione a quello che il manoscritto è destinato e cioè alla lettura di qualcuno esterno a me. E per sentirsi davvero soddisfatti della propria opera c’è davvero dietro un lungo “travaglio”, perché si corregge, poi si ritorna a rileggere, si fanno aggiunte e si tolgono cose alla storia, oppure si fa un taglio, magari copiando e incollando il testo da qualche altra parte. E questo per me ha il sapore di una sfida. Non so se mi comprendi. Che so... trovare quella parolina, quel vocabolo che funzioni... lo considero come un vero e proprio rebus, un rompicapo. Però, dai, alla fine quando trovo la soluzione... esulto, semplicemente esulto, perché è vero mi ha fatto dare un po’ di matto, però mi rende davvero molto soddisfatta trovarla. E felice.

Oltre a scrivere, ti piace leggere?

Tocchi un tastino un po’ dolente, qui. Saranno almeno un paio di anni che leggo poco, male, distrattamente e abbandono i libri che leggo. Però non so da cosa dipenda. Forse... scarsa pazienza, oppure mancanza di organizzazione. Non lo so davvero. Quindi, per rispondere alla tua domanda, in passato sì anche se a conti fatti poi non arrivavo a leggere molto (in media solo 9 libri all’anno. Pochini), però li leggevo, li gustavo quasi... Oggi, e in particolare nel momento in cui sto attraversando, purtroppo non posso dire lo stesso. Chissà, forse è solo un periodo e magari un giorno mi ridesterò curiosa e ansiosa di leggere tutti i libri che ho a casa. Mai dire mai, nella vita.

Che genere letterario preferisci?

Scrivere o leggere? Perché se la domanda è rivolta alle mie letture, non ho un genere letterario preferito. Di un libro mi attira la copertina, il titolo, la sinossi, il fatto che ne ho sentito o parlare molto o parlarne bene, oppure perché magari un libro di quell’autore mi è piaciuto e voglio ridargli fiducia. Però gialli, Thriller, Horror ed erotici non mi piace né mi interessa leggerli. Per quanto riguarda la scrittura, i romanzi rosa e i fantasy. Almeno... per ora, perché non smetto mai di pensare di cimentarmi in altri generi, come ad esempio “i famosi gialli”. Lo so, a me non piacciono perché non riesco mai ad individuare il colpevole (non mi capita solo leggendo libri, anche coi telefilm e film di genere), però intanto da bambina ho iniziato così. E se l’ho fatto vuol dire che un certo destino ci sarà, no? Un altro genere che mi piacerebbe cimentarmi è la fantascienza. Sì... ho letto un libro di fantascienza in passato del grande Isaac Asimov (Il sole nudo), però mi piacciono in particolar modo due film di Star Wars (L’attacco dei cloni e La vendetta dei Sith) perché amo il personaggio di Anakin Skywalker (anche l’attore che lo interpreta... eheheheh!) e quindi... non nego che mi piacerebbe accostarmi a questo genere, anche se non so con quali risultati. Quindi... chi lo sa che non trovi il tempo in un lontano futuro anche per questi due generi letterari.

Cosa ne pensi dell’editoria a “pagamento” e “non”?

Eh... beh... qui c’è da aprire un’ampia discussione e molto se ne è parlato e molto se ne continuerà a parlare. Io posso dire solo la mia. Non sono contraria all’editoria a pagamento. Certo... perché anch’io ho iniziato così, quindi penserai per coerenza con il mio comportamento passato. Ma... anche no... Io credo che di base il sogno di chi scrive è quello di vedere il proprio nome e cognome stampato su di una copertina, il proprio manoscritto a forma di libro, e il fatto che il libro si reperibile, non proprio nelle librerie, ma magari ordinabile su internet, così se c’è qualcuno curioso lo può senz’altro leggere. E quindi se non si hanno diciamo altre ambizioni, l’editoria a pagamento va benissimo.
Però... attenzione.... non tutta l’editoria a pagamento. Perché ci sono editori a pagamento di due categorie: quella di quelli che ti chiedono di ipotecare quasi il proprio sangue per pubblicare tanti soldi chiedono, e quella di chi sì... va beh... ci guadagnano dai soldi che versi però ti fanno almeno un prezzo accessibile, o “umano” come direbbe Fantozzi. Ecco... io direi proprio di stare alla larga dai quegli editori che chiedono cifre esorbitanti per stampare il proprio libro. Perché qui si parla di approfittare delle persone, dei loro sogni, della loro buona fede. Ecco... questo tipo di cose non mi piacciono. Se allora si deve pagare una cifra esorbitante per stampare, tanto vale andare dal tipografo della propria città e ti stampa a poco prezzo le copie e poi uno se le rivende personalmente su internet. E così tra l’altro ti rientrano tutti i guadagni, senza dovere nemmeno attendere le famose royalites.
Per quanto riguarda le Case editrici non a pagamento, beh... è una bella fortuna se scelgono di pubblicare gratis il tuo libro, no? Nulla di da ridire al riguardo. Però molto spesso quelle “piccole” o “medie” non hanno chissà quale tiratura e/o promozione dei libri o distribuzione sul territorio. Del resto è comprensibile, essendo delle piccole-medie realtà non sanno o non possono appoggiarsi su chissà quale grande sponsor. Senza contare che in tutta onestà il numero degli scrittori supera e sorpassa di gran lunga quello dei lettori. Quindi... come possono “reggere”? Conosco infatti degli autori che sono stati ben felici che il loro contratto è scaduto con una “media” o “piccola” Casa editrice e poi hanno optato senz’altro per il self-publishing. E credo che questo atteggiamento si commenti davvero da solo...

Cosa dovrebbe fare un autore secondo te, per conquistare la stima del lettore?

Se lo sapessi, sarei già una scrittrice affermata. No, dai... la risposta è semplice e ovvia: non deluderlo mai. E non è semplice non deludere chi ti legge. Soprattutto per una scrittrice “poliedrica” come me. A me, ad esempio, non piace scrivere i  miei libri tutti uguali. E’ una cosa che mi annoia. Non voglio riconoscermi in tutti i miei testi, voglio essere diversa. Soprattutto considerando la monotonia della mia vita. Se mi dovessi fossilizzare con la mia scrittura, appenderei senz’altro la penna al chiodo, perché in un certo qual senso avrei spento la mia anima irrequieta. Ho bisogno di cambiare sempre il mio modo di esprimermi, perché quando scrivo anche se nascosta dalle parole io metto a nudo me stessa e non voglio essere scoperta, vista. In alcun modo. Quindi... è difficile non deludere chi ti legge, almeno nel mio caso specifico, perché magari in un libro mi trova in un modo e in un libro in un altro. Però... io sono questa: nessuno e centomila!

Progetti futuri?

Uhm... sì... portare avanti la mia epica impresa di scrivere dodici libri della mia saga fantasy, La sabbia delle streghe. Per ora sto correggendo l’ottavo libro (Rosehan e la spada di Shanas) e spero che esca entro quest’anno. E poi... poi cimentarmi in qualche altro romanzo rosa. Come ho detto prima ho già due libri pronti nel cassetto, ma vanno riscritti e corretti (quindi passerà un po’ di tempo) con estrema cura. E nel frattempo (come se non bastasse) sono impegnata nella stesura del romanzo d’amore d’epoca “Rimani qui con me”. E’ un libro che mi sta entusiasmando molto scrivere, perché lo sto scrivendo “a braccio”, cioè senza studiare niente a tavolino. E fino adesso stanno nascendo delle cose davvero interessanti. A volte, non creare tutto in modo studiato, quindi scrivere di getto, è più produttivo di un romanzo costruito “a tavolino”, ragionandoci insomma sopra. Ecco... ora con questo non voglio affermare che sto scrivendo un’accozzaglia sconclusionata di idee alle quali dare forma successivamente, però tutto sta nascendo in modo naturale, spontaneo, senza alcun artificio da parte mia. Ho iniziato a scrivere di getto qualcosa, un ambiente (un Castello per essere precisi) e ho inserito un paio personaggi, poi degli altri che hanno innescato delle situazioni e il libro sta miracolosamente nascendo. Molto bello e molto entusiasmante questo progetto... Davvero... Non mi ero mai cimentata in un modo di scrivere simile. Beh... come si suol dire: c’è sempre una prima volta, no?
Grazie ancora Antonietta di avermi ospitata nel tuo supersimpatico blog. E... alla prossima!!!

      Biografia dell’autrice:



   Teresa Di Gaetano è diplomata in Giornalismo Radiotelevisivo ed è giornalista dal 2004. Ha collaborato per diverse testate giornalistiche locali, partecipando anche a due concorsi giornalistici che ha vinto. Per due anni ha frequentato un corso di giornalismo a Roma avendo come insegnanti le migliori firme del giornalismo italiano, come giornalisti dalla Rai a La Repubblica, dal Corriere della sera a La7. Ha partecipato a diversi premi letterari, segnalata più volte, alcuni dei suoi racconti sono apparsi nelle antologie dei premi. Oltre ai libri della saga fantasy “La sabbia delle streghe”, ha altresì scritto il breve romanzo rosa Senza di te (Butterfly edizioni). Ha frequentato un corso di sceneggiatura e scrittura creativa dove suoi insegnanti sono stati diversi professionisti del settore e, nell’ambito di questo corso, ha svolto uno stage presso la Casa editrice Flaccovio. Recentemente, ha svolto tre livelli di un corso per scrittura on line con la scrittrice Moony Witcher.  Il suo racconto fantasy, Nadja e la bacchetta di fuoco e ghiaccio, è stato pubblicato sul primo album della LittleDreamers (collana diretta dalla scrittrice Moony Witcher) della Casini editore.









Intervista a Roberto Modolo

Questa sera ho il piacere di ospitare nel mio blog un altro autore della Butterfly Edizioni, Roberto Modolo.

Ciao, benvenuto nel mio blog. Parlaci un po’ di te.

Ciao Antonietta!! Ti ringrazio di avermi invitato al tuo blog.
Sono Roberto Modolo e ti scrivo da quel di Borgomanero (No) Ho quasi 52 anni (ma fortunatamente ne sento solo 35...) e nonostante faccia il pendolare per lavorare sono pieno di interessi ed hobby!! Amo leggere (e scrivere, ovviamente...) vado a pattinare su ghiaccio a Varese almeno una volta la settimana (così mi tengo anche in forma!!) amo la montagna, il mare (ed anche il lago...) andare in bicicletta, in piscina, giocare a tennis.... il giardinaggio... insomma non sto mai fermo un minuto....

Da quanto scrivi?

Il mio primo "romanzo" l'ho scritto quando avevo 9 anni.... Conservo ancora l'originale scritto di mio pugno con la calligrafia da bimbo...

Come è nata la tua passione per la scrittura?

Prima di essere scrittore occorre essere un lettore.... la passione per i romanzi d'avventura e l'amore per il mare li ho ereditati leggendo a 11 anni "Le grandi avventure del mare" di John Kerans. Un libro che mi ha profondamente ispirato. Grazie a quella lettura la passione per la scrittura, che già era latente, si manifestò in tutta la sua forza.

Quante opere hai pubblicato?

Per il momento 2.
"Krill" per la Editrice Nuovi Autori nel 2005
"Il tesoro della Vera Cruz" per la Butterfly Edizioni nel 2012

Che sensazioni provi quando scrivi?

Principalmente una sensazione di appagamento. Talvolta sono talmente trasportato da quello che scrivo che tiro le due di notte... peccato che poi la mattina la sveglia suoni alle sei...

Oltre a scrivere, ti piace leggere?

Si, è la mia seconda grande passione. leggere permette alla mente di aprirsi in mille interpretazioni, mille emozioni... una cosa insostituibile.

Intervista a Cristian Rossi

   
Oggi ho il piacere di ospitare nel mio blog, Cristian Rossi, autore del romanzo "La vendetta di Dio", edito dalla Butterfly Edizioni.


Biografia: Cristian Rossi è nato il 23 aprile 1986 e vive in un piccolo comune della pianura mantovana. E’ diplomato in ragioneria, lavora come impiegato e riempie parte del suo tempo libero con la lettura e la scrittura. “La vendetta di Dio” è il suo romanzo d’esordio.

Ciao Cristian e benvenuto nel mio blog. Parlaci un po’ di te.

Ciao Antonietta, grazie per l’opportunità che mi dai. Non amo parlare molto di me, quindi sarò molto breve. Mi chiamo Cristian Rossi, ho 28 anni e sono della provincia di Mantova. Mi sono diplomato in ragioneria con specializzazione di programmatore. Vivo con la mia famiglia e sono impiegato in un ufficio commerciale. Il mio primo romanzo è “La Vendetta di Dio” pubblicato a dicembre 2013 con la Butterfly Edizioni.

Da quanto scrivi?

Scrivo da quando ero molto piccolo. Le mie prime “composizioni” risalgono al tempo delle scuole elementari; mi divertivo a scrive favole, fiabe ovviamente limitate alle capacità che si possono avere a quell’età. Crescendo la scrittura è diventata una vera e propria passione. Ho iniziato vari romanzi, ma per il momento ho portato a termine solo “La Vendetta di Dio”.

Come è nata la tua passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura nasce con la voglia di comunicare qualcosa che riempia quel vuoto che trovo nei giovani di oggi, tra i miei amici e coetanei. Nasce dal voler esprimere un emozione e condividerla con gli altri.


Quante opere hai pubblicato?

Ho pubblicato solo un opera: La vendetta di Dio. Con questo libro racconto ciò che ha dovuto subire la gente comune al tempo della Seconda Guerra Mondiale dove i bambini, vittime innocenti dell’odio umano, furono costretti a vivere nascondendosi oppure fuggendo di luogo in luogo per sopravvivere. Il messaggio del mio libro è trasmettere le emozioni delle persone, le loro sofferenze, la loro povertà, i loro pianti, mentre “i grandi” della politica si godevano le loro belle realtà giocando con la vita delle persone comuni.

Che sensazioni provi quando scrivi?

Scrivendo mi isolo, entro in un mondo dove io sono lo spettatore delle azioni e dei sentimenti dei miei personaggi, come se diventassi il regista di un film: un film che prende vita nelle parole che scrivo.

Oltre a scrivere, ti piace leggere?

Si, parte del mio tempo libero lo dedico alla lettura anche se spesso impiego molto tempo per completare un libro, non sono uno che “mangia” libri in un giorno…mi serve più tempo.

Che genere letterario preferisci?

Non ho un genere letterario preferito, solitamente mi lascio influenzare da tre cose: il titolo, la copertina e la sinossi. Se di un libro anche solo uno di questi aspetti non mi attira, allora non lo prendo.

 Cosa ne pensi dell’editoria a “pagamento” e “non”?

Credo che l’editoria a pagamento debba contraddistinguersi in qualità rispetto all’editoria non a pagamento; se entrambe le “categorie” (passami il termine) lavorano allo stesso modo, o addirittura quella a pagamento lavora peggio di quella non, allora non vedo il perché si debba pagare per ottenere lo stesso servizio che si può ottenere senza pagare. Ho avuto la fortuna di conoscere la Butterfly Edizioni e inizialmente ero un po’ dubbioso, ma poi vedendo la passione e l’amore che ci mette Argeta Brozi nel proprio lavoro ho avuto l’esempio pratico che ciò che ti dicevo prima è vero; nonostante sia una casa editrice non a pagamento non ha nulla da invidiare alle altre, anzi ha quel qualcosa in più che la contraddistingue.

Cosa dovrebbe fare un autore secondo te, per conquistare la stima del lettore?

Essere vero, scrivere con sincerità e onestà. Scrivere principalmente per se stessi, per poi condividerlo con gli altri. Credo che solo così puoi piacere agli altri. Se uno scrive solo per vendere non otterrà mai la stima del lettore.

Progetti futuri?

Sto lavorando ad un nuovo romanzo…non ti anticipo nulla, spero di portarlo a termine.


Intervista a Emily Pigozzi

Oggi ho il piacere di ospitare nel mio blog Emily Pigozzi, autrice di un romanzo che uscirà a breve, edito dalla Butterfly Edizioni“Un qualunque respiro”. Conosciamo meglio Emily :)

Ciao, Emily, benvenuta nel mio blog. Parlaci un po’ di te.


Ciao, sono Emily, sono intorno ai trent’anni e faccio…non so nemmeno io cosa! E’ sempre difficile per me descrivermi. Essenzialmente faccio la mamma, e per il resto seguo quelle che sono sempre state le mie passioni: scrittura e recitazione.
Le adoro da non saprei dire quanto: direi che queste passioni sono nate con me perché fin da piccolissima scrivevo poesie e improvvisavo show in salotto. Dopo anni di tournée teatrali in giro per l’Italia, ultimamente mi sto dedicando alla famiglia. In questi giorni è in uscita il mio romanzo “Un qualunque respiro” con la Butterfly…mi sembra ancora impossibile!


Da quanto scrivi?

Le mie prime poesie risalgono agli otto, nove anni. Con la narrativa mi sono sempre misurata in modo più discontinuo, diciamo che è stato un processo personale molto più lungo.

Come è nata la tua passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura è nata già dalla scuola elementare, con la mia voglia di parlare e raccontarmi, così come il piacere di ascoltare le piccole grandi avventure delle persone attorno a me. Scrivere un tema per me era una gioia immensa, già da allora!
Mi piaceva farlo, mi sentivo comoda in quel vestito.

Quante opere hai pubblicato?

Finora ho pubblicato solo poesia: alcuni progetti antologici, come “Donne in poesia” con la Giulio Perrone e “La luce oltre le crepe” (del quale vado molto fiera perché è servito ad aiutare la popolazione terremotata dell’Emilia) e molti altre. Qualche anno fa è uscita una mia raccolta, dal titolo “Amore e oro”, con la prefazione del grande Alberto Cappi, che ha ricevuto critiche positive anche da Giorgio Barberi Squarotti. E’ una raccolta alla quale sono molto legata, perché quelle poesie rappresentano un mio percorso dell’anima e di viaggio verso il diventare donna. 

Intervista a Alessandra Paoloni autrice de "La Stirpe di Agortos"


Ciao Alessandra e benvenuta nella mia rubrica. Parlami un po’ di te.
Ciao Antonietta e grazie tante per avermi ospitata nella tua rubrica! Di me c'è da dire che sono una ragazza sognatrice con un particolare sogno da realizzare: quello di scrivere, pubblicare e diffondere così tutte le storie che nascono nella mia mente, e alle quali quindi devo rendere giustizia in qualche modo. Sono inoltre una persona molto timida e riservata, che ama però circondarsi di amicizie vere che non devono necessariamente lodare la scrittura e la lettura come me. Sono inoltre una zia molto indaffarata; non a caso i nomi dei miei quattro nipoti compaiono sempre nelle dediche dei miei libri.
La tua passione per la scrittura, nasce da quando sei bambina, in che modo ti sei avvicinata al mondo della scrittura?
Indubbiamente con la lettura. Da quando ho imparato a leggere, i libri sono stati subito un richiamo per me. Non riuscivo a smettere di leggere libri di testo per la scuola, libri che trovavo nella libreria dei miei fratelli e quelli che mi facevo comprare dai miei genitori. E da lì ho capito che un giorno avrei voluto creare delle storie tutte mie, con personaggi e luoghi che fossero farina del mio sacco. E' una cosa che da sempre mi appaga e mi rende felice.
Oltre alla scrittura, hai un’altra passione, la lettura. Che genere ti piace leggere?
I generi variano. Passo dall'horror di King ai classici come Cime Tempestose (che mi piace sempre ricordare è il mio libro preferito in assoluto), ai libri di Coelho o Baricco. Nella lettura sono onnivora. Naturalmente i miei generi preferiti sono il fantasy e il gotico. Ma ho letto anche la Agatha Christie, e romanzi d'amore. Ogni libro m'insegna qualcosa, ed è giusto dare spazio a tutto o quasi.
Qual è la tua prima pubblicazione?
Ho esordito nel 2008 con il libro di poesie- monologhi “Brevi Monologhi in una sala da ballo di fine Ottocento (I Morti)”, liberamente ispirato all'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. E' stato un libro quello scritto con il cuore più che con la testa e la fantasia, un libro che è stato anche molto apprezzato. Ora si trova su lulu.com, ma spero di spostarlo su amazon che ha un pubblico più vasto. Voglio dare ai monologhi una seconda opportunità e fare in modo che venga letto da più gente possibile.
Come ti sei trovata nel mondo dell’editoria?
Fino ad ora ho cambiato ben quattro editori. Ma la scelta è stata la mia e non la loro. Questo perché volevo provare strade diverse prima di trovare quella giusta, lavorare con persone differenti per farmi le ossa. Ho contattato prevalentemente le piccole e le medie case editrici; la grandi le ho tralasciate perché so che appartengono quasi a un mondo che vedo distante anni luce. Non che non creda nelle mie capacità, sia chiaro. Ma nelle piccole ho incontrato gente per bene e quindi mi sono fermata per ora a questo micromondo. Comunque attraverso internet e presentazioni, al pubblico riesci ad arrivare se ti rimbocchi le maniche e ti dai da fare. Dunque per ora preferisco continuare così.
Parlami della tua ultima pubblicazione, “La Stirpe di Agortos”.
La Stirpe di Agortos è la ripubblicazione di un libro già edito, di quello che un tempo era Un solo destino. Ecco perché sulla copertina trovate un nome diverso, il mio nome d'arte che è Elisabeth Gravestone. Trattandosi di una ripubblicazione, cambiando editore, copertina, contenuto ecc mi sono trovata quasi costretta a cambiare anche il mio nome. La Stirpe di Agortos è il primo di una saga fantasy di quattro volumi, e tema principale del libro è il rapporto tra l'uomo e la Natura magica che lo circonda. Agortos e la sua discendenza studiano e osservano i fenomeni mistici che avvengono nel loro mondo, che è chiaramente un mondo fantastico. Anche se il messaggio che ho voluto inviare al lettore è quello di porre l'attenzione a ciò che ci circonda, e non badare solo all'apparenza delle cose ma osservarle con più attenzione.
Tra poco uscirà, “La discendente di Tiepole”, che verrà editato dalla Butterfly Edizioni, parlami di questo nuovo romanzo.
La discendente di Tiepole è un romanzo che ho scritto tempo fa, nel mio anno di esordio per l'esattezza, e che è rimasto a lungo nascosto tra i file del mio pc. Lo scrissi quasi per gioco, per divertimento. Ma poi mi sono occupata di altre cose, come ad esempio la Stirpe di Agortos, e quel progetto è rimasto in sospeso. Quando ho conosciuto mesi fa su fb Argeta Brozi, la titolare della Butterfly, ho pensato di sottoporre alla sua attenzione il romanzo. L'ho quindi revisionato e mandato. Questo libro è molto diverso dalla Stirpe, sia per genere che per linguaggio. E' un urban fantasy ed è scritto in prima persona, attraverso il punto di vista della protagonista, Emma Onofri. Sembrerebbe a principio un urban fantasy come se ne sono già letti: la storia narra di una ragazza che arriva nel paese originario di sua madre (Tiepole appunto) e scopre che sua nonna era una sorta di strega, e che ha lanciato delle maledizioni su alcuni abitanti e su Emma stessa. Ma vi assicuro che ho cercato di introdurre elementi innovativi, e la suspance è assicurata perché dell'identità della discendente di Tiepole non si saprà nulla fino alla fine.
Progetti futuri?
Sto iniziando a lavorare al secondo libro della Stirpe. Un progetto che credo m'impegnerà per parecchio tempo. Poi ho in cantiere altri romanzi brevi, iniziati ma incompleti. Prossimamente inoltre usciranno ben tre antologie con alcuni miei racconti: l'antologia La Stirpe Chimerica (“La prova”) a cura di Angela Visalli e Stefano Muscolino del blog Club Urban Fantasy; poi la raccolta On the Road: Diari di viaggio (“Sulla strada per la fine”) edito dalla Libro Aperto Edizioni. E infine la raccolta delle 365 Storie d'Amore (“In fuga per ricominciare”) del Writer Magazine di Franco Forte. Le idee sono moltissime e i progetti anche. Spero davvero di riuscire a concretizzarne almeno la metà.